L’Italia è uno dei Paesi europei con la più alta percentuale di associazionismo e volontariato come valorizzare secondo te questo patrimonio, sempre che sia considerato realmente un patrimonio?

Senza il nostro volontariato oggi la società italiana non reggerebbe. Da tempo le carenze del welfare sono supplite da quella rete visibile e non visibile di solidarietà che colma le contraddizioni e le carenze sociali. Mi piacerebbe che il calcolo, il peso, non solo economico, ma anche di tessuto connettivo italiano venisse misurato, portato sul tavolo del governo, come pilastro a partire dal quale fossero intavolate riforme e suddivisione di fondi nei singoli settori. Oggi si rischia  di considerare scontati questi servizi di volontariato e i tagli contemplano esattamente il buon cuore delle persone, che spesso sono le prime vittime, i malati, i loro familiari, che subiscono una doppia beffa.

Il Ministro Kyenge e’ stato ospite quest’estate alla Festa del PD di Quinzano (Verona) quali punti sono emersi da questo incontro? E quali spunti anche e soprattutto in un ‘baluardo verde’ come Verona?

È il grande calore nei confronti della ministra l’aspetto che più mi ha colpito. La ministra ha usato, e continua, nel suo mandato, a usare parole di pacificazione, di accoglienza, di intelligenza, in nome di diritti, non di mal di pancia che covano nel disagio sociale ed economico. La ministra lo fa però chiedendo rispetto e non abbassando lo sguardo a chi offende. Tuttavia, oltre ai temi dell’integrazione e dello ius soli, ho notato con piacere che la ministra si sta occupando delle adozioni internazionali, per risolvere piaghe famigerate. È un segnale positivo: la via crucis di chi si immette in questo oneroso percorso  può allora, davvero, non essere uno dei mali italiani senza soluzione.

Quali problematiche più urgenti ritieni abbiano bisogno di essere affrontate nel settore della politica sociale nel nostro Paese?

Per un Partito che fa della giustizia la sua bandiera credo sia indispensabile mettere mano alla disuguaglianza economica che rischia di fare esplodere il nostro Paese. Presto il conflitto di ‘classe’, la rabbia comprensibile non si rivolgerà più solo contro i politici, ma vedrà  i lavoratori di qualsiasi tipo, con qualsiasi tipo d contratto e garanzie aggrediti dai disoccupati. Le statistiche, le indagini, gli studi tutti osservano che metà della ricchezza italiana è nelle mani del 10% della popolazione italiana. Un modello insostenibile, che mina ogni forma di ascensore sociale, che mette in crisi intere generazioni, che non devono lasciare a casa solo i sogni, solo il futuro, ma lo stesso presente. Oppure traslocano … per sempre, lasciando ancora più arida e inospitale la penisola.

Mancano i soldi anche per finanziare il sociale, manca anche una visione più imprenditoriale del sociale dove non-profit non significa gratis. Sei d’accordo?

L’imprenditoria sociale è proprio una delle soluzioni ‘piccole’, ma grandi, per ripristinare le misure, per riavvicinare i gradini della scala. L’impresa sociale lavora a partire dalle domande dei cittadini, offrendo servizi, ad un costo ragionevole, come ad esempio gli asili, per mamme e papà che lavorano, aiuta, offrendo strumenti di conoscenza e risorse economiche, a realizzare i propri sogni imprenditoriali. Passo dopo passo, con aspirazioni e processi proporzionati. A Verona, tra l’altro, anche in questo abbiamo una scuola fondamentale, l’esperienza della Mag.. E forse non molto sorprendentemente, nella crisi le imprese sociali crescono…