Il 14 marzo scorso ho avuto il piacere di partecipare all’assemblea dei soci dei Club Alcologici Territoriali Adige –Lessinia (Acat). Un’occasione preziosa di confronto con chi, nell’ambito del volontariato, ha avuto modo di seguire da vicino chi soffre di questa dipendenza. É stato interessante soprattutto il racconto di esperienze diverse tra chi ha avuto la patente ritirata: lo strano distinguo sottolineato da chi alcolista non è e chi è solo bevitore occasionale, magari nel solo fine settimana.

Quando ci mettiamo alla guida sotto l’effetto dell’alcol, siamo tutti mine vaganti. Non c’è distinzione nell’attimo in cui si provocano vittime, che purtroppo sono tante, troppe. Anche qui l’omicidio stradale è avvertito come una battaglia di giustizia e non una vessazione. Accompagnato, però, anche da un percorso di formazione e consapevolezza che porti chi viene colto alla guida in stato di ebbrezza a comprendere e modificare il proprio comportamento.

Per questo i volontari dell’Acat trovano ambigua la soglia di tolleranza del tasso alcolico prevista dal codice, caldeggiando l’introduzione dello zero alcol, che già vale per i neo-patentati. È anche un fatto culturale. Se bere e mettersi alla guida è pericoloso, allora chi guida deve abituarsi a non bere.