“Decreto Colosseo”per la fruizione del patrimonio storico e artistico

“Decreto Colosseo”. Conversione in legge del decreto-legge 20 settembre 2015, n. 146, recante misure urgenti per la fruizione del patrimonio storico e artistico della Nazione

Per me è una bella notizia: la Cultura diventa servizio pubblico essenziale, come la sanità, come la scuola, come i trasporti.

A chi dice che si limitano i diritti di manifestare o fare assemblea o scioperare rispondo che i lavoratori dei settori pubblici dei servizi essenziali lo fanno e lo continueranno a fare – come da articolo 40 della costituzione – ma garantendo pure i servizi essenziali.

L’equilibrio tra godere di un bene pubblico- un diritto di tutti i cittadini e il diritto di manifestare – un diritto dei lavoratori, esiste.

Di  questo decreto sono stata Relatrice per la maggioranza:

Signor Presidente, colleghi, Governo, con questo decreto si stabilisce un importante principio, ovvero che la fruizione dei beni culturali diventa – ovvero la fruizione di uno scavo, di una mostra, di un museo – diventa un diritto pieno, così come lo sono la fruizione dei trasporti, la sanità e l’istruzione, cioè diventa un servizio pubblico essenziale. È un fatto rilevante a nostro avviso per un Paese che ospita il maggior numero di siti Unesco, che vanta un patrimonio di beni culturali a più riprese definito troppo poco valorizzato. Inutile ricordare qui che il turismo italiano cresce – proprio in questi giorni abbiamo visto i 20 milioni di visitatori dell’Expo – il nostro patrimonio è apprezzato e così vogliamo, con questo decreto, che sia garantita la possibilità di poterne fruire appieno. Recentemente si sono verificati episodi in cui questo diritto – diritto cioè di poter fruire del nostro patrimonio di beni culturali – non è stato reso possibile, causa il protrarsi di assemblee. Va detto subito, nulla contro i diritti sanciti dalla nostra Costituzione, in primis dall’articolo 40, ma non solo, diritti dei lavoratori che non solo rispettiamo, ma l’intento di questo decreto invece è quello di arrivare a un punto di equilibrio tra l’esercizio di due diritti che riteniamo vadano entrambi garantiti, il diritto appunto di manifestare da parte dei lavoratori per la tutela dei loro diritti ma anche il diritto alla fruizione del nostro patrimonio di beni culturali. Quindi ribadiamo, nulla di illecito nell’organizzare un’assemblea, uno sciopero, nel caso di utilizzo illecito è intervenuta in alcuni casi la magistratura – ricordiamo anche recentemente, la procura di Torre Annunziata – ma da oggi, la fruizione dei beni culturali, con questo decreto, dovrà sottostare alla legge n. 146 del 1990, che prevede come le forme di assemblea e di sciopero dei lavoratori saranno discusse dal cosiddetto Garante, dalla Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, assieme alle parti sindacali.
  Chi ha parlato in più occasioni, a più riprese, nell’ambito della discussione di questo decreto, di una privazione dei diritti dei lavoratori ha sbagliato indirizzo, poiché qui non si limitano i diritti dei lavoratori ma invece si regolano quelli con i cittadini. E ha sbagliato indirizzo perché quella norma, la n. 146 del 1990, garantisce, tutela e regola il diritto dei lavoratori a manifestare, secondo le regole tipiche dei servizi essenziali.
  Non si confonda inoltre, come fatto ampiamente in un dibattito pubblico particolarmente acceso, il fine con i mezzi, le carenze possibili riscontrate di organico con un diritto a fruire del patrimonio. ChePag. 30questo Governo intenda investire in cultura è ormai un fatto chiaro e inequivocabile, una volta di più lo è all’indomani della presentazione della legge di stabilità in cui, ricordiamo, dopo gli anni dei tagli dei fondi alla cultura, nuovi fondi per la tutela del patrimonio e dei grandi progetti culturali sono stati messi a disposizione. Ricordiamo solo qualche cifra doverosa in quest’Aula: 150 milioni di euro per il 2016, 170 milioni per il 2017, 165 per il 2018, con un bilancio del Mibact che aumenta dell’8 per cento nel 2016 e del 10 per cento nel 2017. Ma altri grandi interventi previsti nella legge di stabilità corre l’obbligo qui di ricordare, come il concorso straordinario per 500 professionisti del patrimonio culturale, l’Art-Bonus che sarà stabilizzato e reso permanente al 65 per cento, il potenziamento del Tax Credit cinema e audiovisivo (+25 milioni di euro), +10 milioni ogni anno per la promozione turistica del nostro Paese e +30 milioni ogni anno per archivi, biblioteche e istituti del Ministero. Bene, sarebbe un peccato, con queste risorse investite, poi non poter fruire ampiamente e completamente del patrimonio culturale.
  Voglio qui ricordare, poi, in sintesi, prima della conclusione del mio intervento, quali sono state le correzioni apportate di quello che è stato presentato come un decreto con un unico articolo. Ebbene, ne abbiamo aggiunto uno per chiarire, ancora una volta, il quadro e l’orizzonte nel quale noi ci muoviamo. Lo ribadisco ancora una volta: è l’investimento nella cultura, a tutto tondo, con le risorse con la possibilità e i diritti di poterne fruire ma anche con un principio essenziale, a nostro avviso. Lo avevamo perso purtroppo nelle scorse legislature e invece abbiamo stabilito che i beni culturali saranno inseriti nei livelli essenziali delle prestazioni, quindi come a ribadire, ancora una volta –, e questo diventa il primo articolo del decreto – il diritto delle persone e quindi un livello essenziale delle prestazioni al pari di tante altre prestazioni stabilite come essenziali.
  È stato poi precisato per quali beni culturali, per quali dei beni del nostro patrimonio si applica il decreto e quindi, se in un primo momento c’era un dubbio se solo il patrimonio pubblico o anche quello costituito dai numerosi beni privati fosse compreso, e non è così. E allora con un emendamento noi intendiamo dire e precisare quali siano i luoghi: sono quelli previsti nel codice dei beni culturali, in particolare, quelli dell’articolo 101, comma 3, ovvero gli istituti e i luoghi di cultura, ovvero ancora i musei, le biblioteche, gli archivi, le aree, i parchi archeologici e i complessi monumentali, anche quelli che appartengono a soggetti pubblici, siano destinati alla pubblica fruizione e che esplichino il servizio pubblico.
  Anche qui, una breve precisazione: è stato oggetto di ampia discussione se eventualmente e quali istituti del nostro patrimonio così ampio poter escludere e come meglio definirli per poterne garantire al massimo la stessa fruizione. Noi crediamo che nel nostro patrimonio non ci sia un pezzo di serie A e un pezzo di serie B – è questo l’intento stesso del decreto – e pertanto di tutti i luoghi, così come previsto nel codice, all’articolo sopra citato, sarà parimenti garantita la fruizione.
  Una terza modifica-correzione apportata è quella che chiarisce l’apertura. Nel decreto – così sta scritto – si prevede e si garantisce l’apertura dei beni del patrimonio culturale italiano e noi abbiamo voluto aggiungere, precisare e chiarire che sarà un’apertura regolamentata. Per alcuni, era pleonastico e chiaro che il rinvio sarebbe stato fatto poi alle parti e alla Commissione garante dello sciopero, ma per fugare ogni dubbio abbiamo precisato che sarà un’apertura evidentemente regolamentata nei tempi e nei modi che le parti sindacali vorranno trovare con la Commissione di garanzia dello sciopero.

Il video della mia relazione: 

http://webtv.camera.it/archivio?legislatura=17&seduta=505&intervento=412703

2018-01-24T10:02:32+00:00 26 ottobre 2015|In Parlamento, Lavoro, Nazionale|