Donne senza paura

Donne e politica, un binomio ‘spinoso’ o una possibile soluzione per una politica innovativa?

Per ora è una conquista, ottenuta attraverso uno strumento, non un mezzo, quale la doppia preferenza di genere, le quote di genere, che hanno portato a questa nuova massiccia presenza femminile. Un fatto che, a mio parere, è semplicemente un adeguamento della realtà, perché la nostra società è costituita da una maggioranza di donne ‘qualificate’ ovvero che risultano migliori negli studi, ma non lo sono nella gerarchia professionale, e che fino ad oggi non sono state politicamente rappresentate.

Se entrambi i generi sono rappresentati significa che correggiamo uno strabismo della politica, anzi una semi cecità perché fino ad oggi mancava metà delle osservatrici e delle testimoni di questo Paese. Non voglio scendere, non mi piace neppure, nell’elenco delle caratteristiche femminili che renderebbero la politica più negoziata, più in ascolto, perché, ancora una volta è fare un torto alle donne, mettendo in luce presunte caratteristiche di cura fin troppo allenate dalle donne italiane. Penso che l’apporto delle donne possa essere completo, di merito e di merito, differente. Semplicemente differente.

Donne e media: corpi provocanti o cadaveri. Estremizzando le donne sui media e nella società sono o ‘veline da vetrina’ o vittime di femminicidi in crescendo.
Cosa ne pensa Alessia Rotta e cosa si sta facendo in Parlamento per uscirne?

Insieme alle colleghe di tutti i partiti abbiamo sottoscritto e ratificato la convenzione di Istanbul che prevede una serie di misure, di interventi, preventivi e non, per combattere la piaga che anche in Italia è costituita dalla violenza contro le donne. È un atto importante perché obbliga il Paese, il governo, a rispettarla e quindi a mettere in atto quanto promesso, nonostante l’onerositá dell’intervento: non a caso a oggi sui 27 dell’Europa solo 5 lo hanno fatto. Sottolineo una conquista nella conquista: il risultato è stato raggiunto dalla rete di donne che si sono abbracciate nell’aula parlamentare, superando gli ostacoli e gli steccati dei partiti di appartenenza. Un aspetto che ritengo fondamentale è quello culturale: le donne sono maltrattate o uccise in quanto donne, perché, senza che questo sia davvero esplicitato, viviamo in una società dove appieno la libertà delle donne quella in particolare di uscire dal ruolo ancestrale e ancillare, non è concessa. E la violenza emerge quando la donna si permette di uscire dalla posizione che, nella fotografia di famiglia, immutata nella sostanza, nella profondità, la storia di ieri e di oggi le impone. Non abbiamo bisogno di una rivoluzione improvvisa, ma di cambiamenti che coinvolgano molti ambiti della società. La scossa tellurica imponente è stata Se non ora quando, si è trattato di  un risveglio collettivo dell’universo femminile italiano, ma il movimento non deve smettere, non si deve fermare: la stampa, la scuola, la politica devono lavorare costruendo un’alleanza stabile sul tema, agitando le credenze più radicate, scuotendo ogni ufficio, ogni aula, ogni stanza, arrivando in quelle più difficili da raggiungere, quelle delle mura domestiche.

Negli anni Cinquanta le donne erano regine dell’economia cosiddetta domestica, recentemente anche grazie a personaggi come Yunus – il banchiere dei poveri – le donne con il microcredito nei Paesi in difficoltà riprendono in mano la propria vita e sostengono economia familiare e nazionale…oggi in Italia, in Europa quali prospettive?

A Verona parliamo del microcredito con una prospettiva privilegiata, la MAG, Società Mutua per l’Autogestione nata nel 1978 costituisce l’esempio italiano più longevo e il riferimento per le altre realtà in Italia. Io credo che uno dei nostri compiti, a livello politico sia quello di fare conoscere maggiormente questa realtà ,rendendone noti i risultati: nella congiuntura sociale attuale le imprese sociali crescono, a decretare la bontà dell’operato, del metodo. Credo inoltre che vadano liberate risorse ed eventualmente studiate normative che agevolino la diffusione del modello del microcredito. La situazione attuale rende maggiormente urgente assumere un modello economico differente: sappiamo che la crisi colpisce giovani e donne, ma anche uomini e donne maturi, espulsi dal mercato.  Una crisi nata all’interno dell’attuale sistema economico, cui invece può essere opposto un altro modello, per trovare una via di uscita nella direzione di un’economia sociale che punta sulla differenza, dove la differenza si fa risorsa e non limite, che assume i conflitti, che accoglie gli emarginati e gli svantaggiati. Il microcredito può mettere in circolo energie nuove, facendo incontrare le risorse del territorio, i saperi pratici giovandosi e ‘meticciandosi’ con le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie, abbattendo frontiere geografiche e pure anagrafiche. E’ un’occasione per creare non solo nuovo lavoro, ma per gettare basi fondate su valori tramontati o mai abbastanza valorizzati nel modello occupazionale, come la fiducia, il senso di sicurezza, la solidarietà, promuovendo nuovi itinerari di responsabilità e imprenditività.

Donne e istruzione: Rita Levi Montalcini con la sua Fondazione ne ha dato prova, educandone una si educa una Nazione…cosa pensi?

Il percorso di consapevolezza delle donne delle propria capacità passa dall’istruzione prima che dal lavoro. Vale in un certo senso anche per l’Italia quel che si dice per i Paesi emergenti, dove il tasso di scolarità delle bambine è sempre a rischio,  dove ogni anno in più di scuola secondaria, si traduce direttamente in un aumento del Pil della nazione. L’istruzione costituisce un fattore di emancipazione ad ogni latitudine Le ragazze più istruite possono avere migliori lavori e migliori e, soprattutto man mano che crescono, passano questi benefici ai figli. Ma chi più è emancipata meno ingiustizie vuole subire e vuole vedere subire ai danni propri e non solo. L’istruzione quindi è anche un disinfettante perfetto contro la violenza… e così il cerchio si chiude.  Tutto si tiene no?

Cosa farebbe Alessia, donna e parlamentare, se non avesse paura (una citazione cara a Sheryl Sandberg, Chief operating Officer di Facebook e ideatrice della community Lean In)?

Io ho già iniziato a non avere più paura… e perciò racconto la mia esperienza, che è quella di molte di noi: non avere paura significa pensare che tutto è possibile, sostituire le lenti del muro, dell’impossibilità, con cui spesso guardiamo la realtà, come direbbe Wittgenstein, con quelle del campo del praticabile, e pertanto del desiderabile, del raggiungibile. Se non avessi paura andrei in Francia per fare tesoro delle buone pratiche e le riporterei in Italia, busserei alla porta delle Nazioni unite per ottenere giustizia per i Saharawi … nella politica del nostro Paese farei la rivoluzione democratica, l’occasione di poter ricostruire è davanti a noi; ma ho detto che non ho più paura, quindi, tremiamo.

2018-01-24T06:22:48+00:00 15 novembre 2013|Donne, Temi|