COMMISSIONE LAVORO: LAVORO e PREVIDENZA NELLA STABILITA’ 2016

ELABORAZIONE A CURA DELLA COMMISSIONE LAVORO

LAVORO e PREVIDENZA NELLA STABILITA’ 2016

 

 

LAVORO PRIVATO

 

 

  • Continua la decontribuzione per le assunzioni (co. 83-86)

Continueranno gli sgravi per chi assume con contratto a tempo indeterminato e trasforma o stabilizza i contratti a termine e precari. Lo sconto sui contributi (con l’esclusione di contributi e premi Inail), dopo la fase di emergenza dello scorso anno, viene riconfermato, ma in misura ridotta. Di qui alla fine del 2015 lo sconto ha una durata massima di tre anni e un tetto di 8.060 euro. Per i nuovi assunti con contratto a tutele crescenti nel 2016 lo sconto prevede un tetto massimo dell’esonero contributivo pari a 3.250 euro per due anni.

  • Decontribuzione per i nuovi assunti al Sud (co. 52- terdecies e 52-quaterdecies)

Per continuare a sostenere la ripresa dell’occupazione, qualora si verifichino risparmi sul Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie già destinate agli interventi del Piano di Azione Coesione (PAC), non ancora oggetto di impegni giuridicamente vincolanti, verrà esteso alle assunzioni a tempo indeterminato del 2017 l’esonero contributivo – previsto per le assunzioni del 2016 per tutto il territorio nazionale – in favore dei datori di lavoro privati operanti nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna. L’estensione dell’incentivo assicurerà anche una maggiorazione della percentuale di decontribuzione per le donne disoccupate da almeno 6 mesi. Entro il 31 marzo 2016 verrà effettuata una ricognizione delle risorse disponibili – del Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie – e, ottenuta l’autorizzazione della Commissione europea, verranno definite le modalità specifiche dell’esonero.

  • Sgravi Irap anche sui lavoratori stagionali (co. 40-bis)

Estesa la deducibilità del costo del lavoro dall’imponibile Irap, nel limite del 70 per cento, per ogni lavoratore stagionale impiegato per almeno 120 giorni per due periodi d’imposta, a decorrere dal secondo anno di contratto stipulato con lo stesso datore di lavoro nell’arco di due anni a partire dalla cessazione del precedente contratto

La Camera,
premesso che:
il decreto legislativo del 4 marzo 2015, n. 22 concernente «Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183» ha cambiato il regime degli ammortizzatori sociali nel nostro Paese;
l’articolo 5, del decreto legislativo 4 marzo 2015, Naspi n. 22 stabilisce che la Naspi e corrisposta mensilmente, per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni e che ai fini del calcolo della durata non sono computati i periodi contributivi che hanno già dato luogo ad erogazione delle prestazioni di disoccupazione;
tra le tantissime novità positive introdotte, con le quali finalmente vengono ad estendersi misure di tutela nei confronti di soggetti e categorie finora escluse, va evidenziato, tuttavia, la questione concernente il sussidio di disoccupazione per i lavoratori stagionali;
con l’introduzione del nuovo regime, poiché la Naspi avrà una durata inferiore al precedente sistema di ammortizzatori sociali, i lavoratori stagionali non potranno più coprire il proprio reddito per tutto l’anno, percependo un’indennità pari alla metà dei mesi lavorati;
il turismo e il termalismo sono tra i settori trainanti della nostra economia;
l’obiettivo del Job act di rafforzare e estendere qualità e quantità dell’occupazione in quei settori si misura con la strutturalista del carattere stagionale del occupazione che va perseguito mobilitando risorse, saperi e sinergie tra imprese enti bilaterali istituzioni;
sarebbe auspicabile una contrattazione di settore che dia luogo a contratti di lavoro caratterizzati dalla destagionalizzazione delle attività in oggetto o quantomeno all’allungamento dei rapporti di lavoro, anche alla luce della disposizione che riduce l’imposizione fiscale per i datori di lavoro che assumono lavoratori stagionali;
successivamente, attraverso l’introduzione dell’articolo 43, comma 4 del decreto legislativo n. 148 del 14 settembre 2015, recante disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, ha salvaguardato il trattamento di integrazione salariale per l’anno 2015, prevedendo che il calcolo della durata della Naspi, qualora risulti inferiore a sei mesi, per cui per gli stagionali del settore turismo e degli stabilimenti termali, limitatamente agli eventi di disoccupazione;
verificatesi tra 1o maggio 2015 e il 31 dicembre 205, la possibilità di calcolare in deroga alla norma;
stabilita dall’articolo 5, comma 1 del decreto-legge n. 22 del 2015, anche i contributi figurativi che hanno dato già luogo a prestazioni di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti e mini aspi fruite negli ultimi 4 anni;
dal 2016 l’applicazione della normativa sulla Naspi porterà a un dimezzamento della durata e del valore del sussidio,impegna il Governo

a valutare l’opportunità di considerare, per l’anno 2016, la possibilità di facilitare la transizione verso la nuova disciplina, prevedendo in via straordinaria misure integrative della durata della prestazione di disoccupazione per i lavoratori del settore.
9/3444-A/256. (Testo modificato nel corso della seduta) Di Salvo, Patrizia Maestri, Venittelli, Arlotti, Albanella, Baruffi, Gribaudo, Damiano, Gnecchi, Giorgio Piccolo, Boccuzzi, Casellato, Cuomo, Giacobbe, Incerti, Patrizia Maestri, Miccoli, Paris, Rostellato, Rotta, Simoni, Zappulla, Carra.

  • Incentivata la contrattazione aziendale su produttività e welfare (co. 87-95)

Viene prevista l’applicazione, sulla quota di salario di produttività, di partecipazione agli utili dei lavoratori o di welfare derivante dalla contrattazione aziendale, con una aliquota irpef pari al 10 per cento, per uno sgravio complessivo di circa 430 milioni nel 2016, che sale a 589 milioni nel 2017. La novità è che si amplia la fascia dei beneficiari, comprendendo chi percepisce fino a 50 mila euro lordi annui: anche i quadri, oltre agli impiegati e agli operai, potranno godere dell’agevolazione fiscale.

  La Camera,  premesso che:
la presente legge introduce, in via permanente, una disciplina tributaria specifica per gli emolumenti retributivi dei lavoratori dipendenti privati di ammontare variabile e la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;
tali emolumenti retributivi debbono essere corrisposti in esecuzione di contratti aziendali o territoriali di cui all’articolo 51 del decreto legislativo n. 81/2015;
contestualmente, con il comma 94, la presente legge modifica le nozioni di alcuni valori, somme e servizi percepiti o goduti dal dipendente ed esclusi dall’imposizione Irpef, con particolare riguardo alle opere e ai servizi – erogati dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti – per la fruizione, da parte dei familiari, di alcuni servizi di welfare;
a differenza di quanto previsto per gli emolumenti retributivi di cui sopra, per quanto riguarda invece questi ultimi servizi si stabilisce che, oltre a poter essere riconosciuti dal datore di lavoro volontariamente, possano discendere da disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale, senza citare esplicitamente gli accordi territoriali;
questa asimmetria appare ingiustificata essendo obiettivo esplicito e qualificante della presente legge estendere e rafforzare, anche attraverso la contrattazione di secondo livello – e quindi sia quella aziendale sia quella territoriale – tanto la produttività delle aziende quanto lo sviluppo di servizi di welfare aziendale;
limitando alla contrattazione aziendale i benefici fiscali correlati ai servizi di welfare aziendale si produrrebbe una oggettiva discriminazione per una gran parte delle aziende e dei lavoratori;
la norma finisce per trascurare quanto la contrattazione territoriale ha realizzato e può ulteriormente sviluppare, anche attraverso consolidati strumenti bilaterali, sul fronte dei servizi di welfare;
trattandosi probabilmente di un refuso testuale, ed essendo invece quella sopra richiamata la reale volontà del Governo e del Parlamento,impegna il Governo

nel rispetto delle compatibilità di finanza pubblica e nei limiti di spesa previsti, a risolvere tale problema sia attraverso eventuali provvedimenti regolamentari che potranno discendere dalle presenti disposizioni, sia nelle indicazioni che dovranno essere fornite alle competenti agenzie.
9/3444-A/263. Baruffi, Albanella, Bargero, Basso, Benamati, Boccuzzi, Casellato, Cuomo, Damiano, Dell’Aringa, Di Salvo, Fabbri, Giacobbe, Gnecchi, Incerti, Patrizia Maestri, Miccoli, Montroni, Pagani, Paris, Giorgio Piccolo, Rostellato, Simoni, Tinagli, Zappulla.

  • Rifinanziati gli ammortizzatori sociali in deroga (co. 164-166)

Viene disposto il rifinanziamento di 250 milioni di euro, per il 2016, degli ammortizzatori sociali in deroga (18 milioni sono destinati alla cassa integrazione guadagni in deroga per il settore della pesca).

 

 

  • Contratti di solidarietà (co. 164-bis)

Per i contratti di solidarietà di tipo “B” (aziende artigiane) stipulati entro il 14 ottobre 2015 è ripristinata l’integrazione salariale per tutta la loro durata. Mentre per quelli stipulati in data successiva e fino al 30 giugno 2016, la relativa durata è riconosciuta fino al 31 dicembre 2016.


 

LAVORO PUBBLICO

 

  • Stabilizzazione del personale regionale (co. 448-ter)

Le Regioni che al 31 dicembre 2012 non fossero in situazioni di eccedenza di personale in rapporto alla dotazione organica e che abbiano fatto ricorso all’utilizzo di personale assunto con contratto a tempo determinato della durata di 36 mesi, oggetto di proroghe anche non continuative negli ultimi 5 anni, a determinate condizioni potranno procedere, con risorse proprie, alla stabilizzazione a domanda del personale interessato.

 

  • Turn over e rinnovi contrattuali nella P.A. (co. 125-126 e 246-249)

Sono previste limitazioni più stringenti al turn over nelle pubbliche amministrazioni (nel triennio 2016-2018 potranno procedere ad assunzioni di personale nel limite di una spesa pari al 25 per cento di quella relativa al personale cessato nell’anno precedente) e al tempo stesso viene disposto uno stanziamento di 300 milioni di euro per i rinnovi contrattuali del personale delle pubbliche amministrazioni (74 milioni destinati al personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia). Come previsto dall’ordine del giorno approvato in aula si tratta di riaprire la trattativa per la parte economica e normativa.

  La Camera,
premesso che:
già l’articolo 9, comma 17, del decreto-legge n. 78/2010, ha previsto che si dia luogo alle procedure contrattuali e negoziali ricadenti negli anni 2013 e 2014 del personale dipendente dalle amministrazioni pubbliche esclusivamente per la parte normativa e senza possibilità di recupero per la parte economica;
successivamente, l’articolo 1, commi da 254 a 256 della legge 190/2014 (legge di Stabilità per il 2015) ha disposto ulteriori norme per il blocco della contrattazione e degli incrementi stipendiali nel pubblico impiego;
il citato comma 254 ha prorogato fino al 31 dicembre 2015 il blocco economico della contrattazione nel pubblico impiego, già previsto fino al 31 dicembre 2014 dall’articolo 9, comma 17, secondo periodo, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, con conseguente slittamento del triennio contrattuale dal 2015-2017 al 2016-2018;
il blocco della contrattazione nel pubblico impiego, per la parte economica, è pertanto operante fin dal 2010 e che le Commissioni riunite I e XI della Camera, già in sede di esame dello schema di regolamento di proroga della contrattazione e degli automatismi stipendiali per i pubblici dipendenti per il 2014(decreto del Presidente della Repubblica 122/2013), in attuazione dell’articolo 16, comma 1, del decreto-legge 88/2011, con il quale sono state prorogate a tutto il 2014 varie misure di contenimento delle spese di personale previste dall’articolo 9 del decreto-legge 78/2010, avevano posto una condizione in cui si chiedeva al Governo di tenere conto del fatto che le misure adottate dovessero «avere un carattere del tutto eccezionale e provvisorio rendendo, per il futuro, non ipotizzabile un ulteriore allungamento temporale, che rischierebbe di trasformare un intervento che doveva essere urta tantum e limitato nel tempo in una vera e propria deroga al meccanismo medesimo, da valutare attentamente rispetto alle previsioni costituzionali, con particolare riguardo a quelle recate dagli articoli 3, 36, 39 e 97 della Costituzione»;
il Documento di Economia e Finanza 2015 stabilisce di fatto il blocco della contrattazione collettiva per tutto il settore del pubblico impiego fino al 2019, evidenziando, altresì, come l’incidenza della spesa per redditi da lavoro dipendente delle PA. sul PIL nel 2014 ha rafforzato quel trend decrescente avviato dal 2009, registrando un ulteriore calo dello 0,6 per cento rispetto al 2013, che si aggiunge alla diminuzione dello 0,7 per cento del 2013 e al 2,1 per cento del 2012;
anche a seguito della sentenza n. 178/2015 della Corte Costituzionale, con i commi 246-249 del provvedimento in oggetto si approntano 300 milioni di euro annui, per il triennio 2016-2018, per i rinnovi della contrattazione collettiva nazionale e integrativa contrattuali del personale delle pubbliche amministrazioni. Tali stanziamenti, sebbene condizionati dal quadro di compatibilità con i saldi di finanza pubblica, possono rappresentare una base per il parziale recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni dei dipendenti pubblici,impegna il Governo

a valutare l’opportunità di assumere le opportune iniziative per il reperimento delle idonee risorse finanziare che possano consentire, progressivamente e in tempi rapidi, la riapertura della contrattazione nelle pubbliche amministrazioni, sia per la parte normativa che per la parte economica, finalizzate alla valorizzazione delle professionalità del personale del comparto pubblico e la difesa del potere d’acquisto delle retribuzioni; nonché al fine di sostenere adeguatamente il processo di riordino e di riqualificazione della pubblica amministrazione e per garantirne l’efficienza e la qualità dei servizi offerti ai cittadini e alle imprese.
9/3444-A/49. (Testo modificato nel corso della seduta) Damiano Gnecchi, Miccoli, Albanella, Baruffi, Boccuzzi, Casellato, Cuomo, Di Salvo, Giacobbe, Gribaudo, Incerti, Patrizia Maestri, Paris, Giorgio Piccolo, Zappulla, Carra.

La Camera,
premesso che:
come noto, il blocco della contrattazione nel pubblico impiego, per la parte economica, è operante fin dal 2010;
anche a seguito della sentenza n. 178/2015 della Corte Costituzionale, con i commi 246-249 del provvedimento in oggetto si approntano 300 milioni di euro annui, per il triennio 2016-2018, per i rinnovi della contrattazione collettiva nazionale e integrativa contrattuali del personale delle pubbliche amministrazioni, rappresentando una prima base per il parziale recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni dei dipendenti pubblici;
in particolare, il comma 248 dispone che «Per il personale dipendente da amministrazioni, istituzioni ed enti pubblici diversi dall’amministrazione statale, gli oneri per i rinnovi contrattuali per il triennio 2016-2018, nonché quelli derivanti dalla corresponsione dei miglioramenti economici al personale di cui all’articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono posti a carico dei rispettivi bilanci ai sensi dell’articolo 48, comma 2, del medesimo decreto legislativo n. 165 del 2001. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono fissati i criteri di determinazione dei predetti oneri in coerenza con quanto previsto dal comma 246»;
in tale previsione normativa non è prevista alcuna forma di coinvolgimento o consultazione delle organizzazioni sindacali dei rispettivi comparti,impegna il Governo

a prevedere, nell’adozione del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, l’opportuno coinvolgimento delle rispettive organizzazioni sindacali dei rispettivi comparti. 9/3444-A/316. Miccoli.

 

 

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  • Reclutamento dei dirigenti scolastici (co. 117-bis – 117-ter)

Viene modificata la procedura per il reclutamento dei dirigenti scolastici: spetterà ora al Ministero dell’Istruzione, sentito quello dell’Economia, emanare il bando (non più annuale) per il corso-concorso selettivo di formazione per tutti i posti vacanti nel triennio.

 

  La Camera, premesso che:
come più volte segnalato con atti di sindacato ispettivo e di indirizzo, nel quadro delle procedure di mobilità intercompartimentale, previste nell’intesa tra il Governo e le organizzazioni sindacali sottoscritta il 10 dicembre 1997, allo scopo di valorizzare la funzione dei docenti e del loro ruolo nella società, nonché in relazione alle linee di indirizzo delle disposizioni di cui al decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 35, tendenti a ridurre le situazioni di esubero del personale della scuola, si è provveduto, con ordinanza ministeriale 6 maggio 1998, n. 217, a disciplinare le modalità di trasferimento del personale scolastico, in possesso di specifici requisiti, alle dipendenze dell’INPS, in funzione delle vacanze di posti disponibili, segnalate dall’Ente stesso;
in merito al trattamento economico del Personale in questione, l’articolo 6, della citata ordinanza ministeriale disponeva che il docente collocato nei ruoli dell’INPS, alla VII qualifica funzionale, aveva diritto a conservare «l’anzianità maturata e il trattamento economico in godimento, all’atto del trasferimento, se più favorevole oltre ai trattamenti accessori previsti per il personale dello stesso INPS»;
al momento del transito all’Inps, ai docenti che avevano usufruito delle procedure di mobilità intercompartimentale fu attribuito un assegno ad personam, che garantiva loro il trattamento economico fondamentale fruito presso il comparto scuola, comprendente anche il valore economico dell’anzianità. In tale voce era affluita la differenza stipendiale tra lo stipendio tabellare del singolo docente (calcolato in base all’anzianità di servizio maturata nella scuola) e lo stipendio tabellare Inps di un neo-assunto in vigore al 1o settembre 1998;
successivamente però l’Inps ha provveduto al riassorbimento di tale assegno, attraverso l’applicazione di considerevoli trattenute sugli, stipendi del suddetto personale, in ragione di una supposta illegittimità della differenziazione di trattamento economico di cui esso avrebbe goduto. Tale riassorbimento ha, di conseguenza, interessato anche la quota parte imputabile alla retribuzione individuabile di anzianità (RIA);
per giustificare il riassorbimento dell’assegno ad personam, l’Inps ha sostenuto che l’istituto della RIA è effettivamente «previsto dalla contrattazione del comparto scuola, ma di fatto non è mai stato evidenziato come importo distinto dallo stipendio tabellare; per tale motivo, all’atto dei passaggio, non è stato indicato all’Inps, dai relativi Provveditorati agli studi, l’importo del RIA del personale interessato;
in seguito a diversi giudizi di merito è stato riconosciuto ai docenti il diritto a mantenere presso l’Inps l’anzianità di servizio già maturata presso il Ministero della pubblica istruzione all’atto del trasferimento in mobilità intercompartimentale e pertanto l’esclusione: «dal cosiddetto riassorbimento» della quota di retribuzione corrispondente all’anzianità maturata presso il precedente Ministero: L’Inps è stato perciò condannato al ricalcolo dell’assegno riassorbibile con obbligo di restituire le somme confluite nel riassorbimento stesso;
la Corte di cassazione, in seguito all’impugnazione da parte dell’Inps delle suddette sentenze, ha accolto le tesi dell’Inps stabilendo il riassorbimento del differenziale economico e, di conseguenza, l’insorgere a carico degli ex docenti dell’obbligo di restituire quanto percepito dall’Inps in ottemperanza alle sentenze di primo grado. Le somme riassorbite sono confluite in un Fondo appositamente costituito presso l’Inps; in questi 14 anni si sono succeduti numerosi ricorsi in via giudiziaria, con sentenze opposte dei giudici di merito, in quanto alcuni hanno riconosciuto il trattamento economico secondo l’anzianità maturata, con l’esclusione del riassorbimento dovuto ai rinnovi contrattuali ed ai passaggi di livello, mentre altri hanno emanato sentenze «contro» il personale docente trasferito all’Inps dando luogo, nello stesso ente, alle situazioni economiche più disparate;
le disparità di trattamento retributivo non sono dunque ancora superate e gli interessati subiscono i danni dell’inevitabile protrarsi delle vicende giudiziarie;
ad oggi, il contenzioso che si è sviluppato non ha ancora risolto quello che la Corte di giustizia dell’Unione europea, con sentenza del 6 settembre 2011, n. 108/10 ha considerato un inammissibile «peggioramento retributivo sostanziale per il mancato riconoscimento dell’anzianità da loro maturata presso il cedente»;
di fatto, l’anzianità economica maturata, dagli ex docenti è stata azzerata, in quanto coloro che provenivano dalla scuola con anzianità più elevata hanno visto regredire lo stipendio agli importi percepiti nel 1998;
ove si consideri che in altre procedure di mobilità intercompartimentale (si vedano i casi dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA) e dell’Istituto postelegrafonici (IPOST) il riassorbimento dell’assegno ad personam non ha interessato la RIA, e evidente che si è profilata una disparità di trattamento economico tra lavoratori sia all’interno, dell’Inps sia in ambito interaziendale che non può trovare giustificazione e che richiede al Legislatore una parola certa, onde evitare l’impegno oneroso di una soluzione legale; per porre fine a questa interminabile vicenda, e necessario rendere esplicito, una volta per tutte, ciò che avrebbe già dovuto essere chiaro sulla base di quanto disposto dal comma 2 dell’articolo 6 della citata ordinanza ministeriale n. 217, del 1998;
in una nota del 24 febbraio 2012 indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei ministri, l’Inps stesso definisce la situazione venutasi a creare «un’ingiusta discriminazione tra il personale “ex docente” ed il restante personale ugualmente transitato in Inps da altri, compatti, la cui dinamica contrattuale ha reso evidente, quale RIA non riassorbibile, il valore per classi, e scatti, scorporandolo dallo stipendio tabellare,impegna il Governo

ad assumere iniziative per, porre rimedio a una situazione ingiusta creatasi nei confronti degli ex insegnanti; a procedere, al fine di risolvere l’annoso problema, a un’interpretazione autentica della disciplina inerente, al trasferimento del personale docente dal Ministero della pubblica istruzione ai ruoli dell’Inps di cui alla citata ordinanza ministeriale n. 217 del 1998.  9/3444-A/260. Giacobbe, Incerti, Mariani.

 


 

LAVORATORI AUTONOMI

 

  • Aliquota contributiva lavoratori autonomi (co. 107-108)

Per il 2016 viene mantenuta al 27 per cento l’aliquota contributiva dovuta dai lavoratori autonomi (titolari di posizione fiscale ai fini dell’Imposta sul valore aggiunto, partita IVA) iscritti alla gestione separata Inps, confermando l’attuale aliquota già in vigore per il biennio 2014-2015

 

  • Prorogati i benefici fiscali per i lavoratori rientrati dall’estero (co. 142)

Prorogati al 2017 i benefici fiscali derivanti dalla detassazione Irpef del reddito da lavoro del 70 o dell’80 per cento a favore del lavoratori rientrati in Italia dall’estero entro il 31 dicembre 2015

 

 

GIOVANI- LAVORO

 

  • Indennità di disoccupazione per i co.co.co. (co. 165-quater)

Prorogato a tutto il 2016 (prima i fondi erano limitati al solo 2015) l’istituto dell’indennità di disoccupazione per i titolari di contratto di collaborazione coordinata e continuativa (DIS-COLL). Si tratta di un passo avanti, ma non sufficiente, come richiesto dall’ordine del giorno.

 

 La Camera, premesso che:
l’articolo 15 del decreto legislativo n. 22 del 4 marzo 2015, nel disciplinare la nuova indennità di disoccupazione per i titolari di contratto di collaborazione coordinata e continuativa, prevedeva, in via sperimentale per il 2015 e in relazione ai nuovi eventi di disoccupazione involontaria verificatisi nel, corso del 2015, il riconoscimento di una nuova indennità di disoccupazione mensile, denominata DIS-COLL, ai collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, con esclusione degli amministratori e dei sindaci, iscritti in via esclusiva alla gestione separata dell’Inps, che non siano pensionati o titolari di partita IVA;
il comma 165-quater, introdotto nel corso dell’esame in sede referente, riconosce l’indennità di disoccupazione per i lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa (DIS-COLL) anche in relazione agli eventi di disoccupazione che si verifichino dal 1o gennaio 2016 al 31 dicembre 2016, nel limite di 54 milioni di euro per il 2016 e 24 milioni di euro per il 2017;
si rende necessario prevedere un allargamento delle tutele per la disoccupazione involontaria anche ai titolari di assegno di ricerca di cui all’articolo 22 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, e all’articolo 51 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, che versano in una condizione di precarietà analoga a quella dei lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, tenuto altresì conto che anche per i titolari di un assegno di ricerca si configura l’assenza di vincolo di subordinazione, la prestazione è resa ad un solo committente, il rapporto può definirsi unitario e continuativo e la retribuzione è periodica e prestabilita, in coincidenza con quanto accade per i contratti di collaborazione coordinata e continuativa;
è opportuno effettuare una verifica in ordine all’applicazione delle disposizioni in materia di indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa – DIS-COLL, anche al fine di valutare l’individuazione a regime di tutele dei titolari di contratti di collaborazione in caso di disoccupazione involontaria, anche alla luce della revisione della disciplina dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa,impegna il Governo

a monitorare l’applicazione delle disposizioni in materia di riconoscimento dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, al fine di valutare un’estensione della platea dei beneficiari dell’indennità e di prevedere, in particolare, che eventuali somme non utilizzate nell’anno 2016 siano destinate all’estensione dell’indennità ai titolari di assegni, di ricerca, nonché di verificare l’opportunità di introdurre stabilmente forme di tutela dei collaboratori in caso di disoccupazione involontaria.
9/3444-A/259. Gribaudo, Ghizzoni, Ascani, Mariano, Damiano, Albanella, Baruffi, Boccuzzi, Casellato, Cuomo, Di Salvo, Giacobbe, Gnecchi, Incerti, Patrizia Maestri, Miccoli, Paris, Giorgio Piccolo, Rostellato, Rotta, Simoni, Tinagli, Zappulla

 

 

 

  • Contributi previdenziali per studenti universitari (co. 138-bis)

Consente agli iscritti ai corsi di laurea di medicina e chirurgia, odontoiatria ed assimilate, dal quinto anno di corso e fino all’iscrizione all’Albo professionale, di versare i contributi previdenziali, anche attraverso prestiti d’onore.

 

 

DONNE-LAVORO

 

  • Sostegno alla condivisione della responsabilità genitoriale (co. 109)

Prorogato per il 2016 il congedo obbligatorio per i papà, aumentandolo da uno a due giorni, da utilizzare entro cinque mesi dalla nascita del figlio, anche in modo non continuativo.

 

  • Contributo per usufruire di una baby-sitter (co. 156-bis)

Viene estesa in via sperimentale per il 2016, e nel limite di 2 milioni di euro, la possibilità per le madri lavoratrici autonome o imprenditrici di richiedere, in sostituzione anche parziale del congedo parentale, un contributo economico da impiegare per il servizio di baby-sitting o per i servizi per l’infanzia (erogati da soggetti pubblici o da soggetti privati accreditati).

Riscatto del periodo di maternità facoltativa fuori dal rapporto di lavoro.  (co. 161 octies)

E’ introdotta la possibilità di cumulare il riscatto del periodo di maternità facoltativa fuori dal rapporto di lavoro con  il riscatto del periodo di laurea.

 

  • Computo congedo di maternità per i premi di produttività (comma 87 bis)

Prevede che il periodo obbligatorio di congedo di maternità  sia computato ai fini della determinazione dei premi di produttività

La Camera,
premesso che:
il consolidamento e l’affermazione della cultura di parità, delle pari opportunità e dei diritti delle donne sono entrati, negli ultimi anni, di diritto tra le priorità e tra gli obiettivi strategici per l’azione del Governo italiano e delle istituzioni internazionali ed europee, affermandosi come importante principio trasversale delle politiche pubbliche;
le consigliere di parità svolgono funzioni di promozione e controllo dell’attuazione dei principi di uguaglianza, opportunità e non discriminazione tra donne e uomini nel lavoro. Si tratta di una competenza esclusiva per l’affermazione e tutela dei principi di parità e pari opportunità nonché del principio di non discriminazione in tutti i settori lavorativi, sia pubblico che privato;
con il decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, «Codice delle pari opportunità tra uomo e donna», sono state istituite le consigliere di parità, con qualificazione di pubblici ufficiali nell’esercizio delle proprie funzioni e con il ruolo esclusivo di contrasto e rimozione delle discriminazioni di genere nell’ambito lavorativo, attraverso la ricerca di una conciliazione tra le parti in via stragiudiziale o anche attraverso l’azione in giudizio, ai sensi degli articoli 36 e 37 del medesimo codice;
nel corso degli ultimi anni si è registrata una forte riduzione degli stanziamenti per il fondo nazionale destinato all’attività delle consigliere di parità;
la dotazione del Fondo per le, attività finalizzate a ridefinire e potenziare le funzioni, il regime giuridico e le dotazioni strumentali dei consiglieri di parità ha subito una progressiva riduzione dello stanziamento di bilancio;
la legge di bilancio per il triennio 2014-2016, in attuazione dell’articolo 1, comma 218, della legge n. 147 del 2013 ha previsto per il predetto Fondo uno stanziamento di importo pari a 500 mila euro, per il solo anno 2014, mentre la legge n. 190 del 2014 (legge di stabilità per il 2015) non ha previsto alcun stanziamento per l’anno in corso;
soltanto con il decreto legislativo n. 151 del 14 settembre 2015 recante «disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità» il fondo è stato finanziato di soli 140.000 euro per il solo anno 2015;
nonostante l’attuale attenzione, anche istituzionale, le discriminazioni di genere sul luogo di lavoro, ambito d’intervento delle consigliere di parità, costituiscono un comparto cui vengono destinate risorse non adeguate ad assicurare le condizioni materiali e finanziarie per consentire il regolare svolgimento delle funzioni,impegna il Governo

a valutare l’opportunità di prevedere maggiori risorse da destinare al fondo per le consigliere ed i consiglieri di parità al fine di, scongiurare il rischio che si determini l’interruzione di un importante servizio pubblico svolto a favore delle donne.
9/3444-A/257. (Testo modificato nel corso della seduta) Incerti, Giacobbe, Patrizia Maestri, Giovanna Sanna, Casellato, Boccuzzi, Fabbri, Roberta Agostini, Gnecchi, Paris, Carra.


 

 

SICUREZZA SUL LAVORO

 

  • Per i lavoratori esposti all’amianto (co. 154-bis – 154-septies; co. 161-bis)

Viene esteso a tutto il 2016 il termine per la presentazione delle domande per la maggiorazione contributiva per i lavoratori esposti ad amianto, collocati in mobilità dall’azienda per cessazione dell’attività lavorativa. Si proroga il termine per il conseguimento del diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico con i requisiti pre-Fornero e la rivalutazione contributiva prevista dalla legge 257/92, non solo nel corso del 2015, come previsto dalla normativa vigente, ma anche nel corso degli anni 2016, 2017 e 2018, in favore dei lavoratori già dipendenti di imprese esercenti attività di scoibentazione e bonifica e con attività di lavoro cessata per chiusura, dismissione o fallimento e il cui sito sia interessato dal Piano di Bonifica e che risultino malati con patologia asbesto (cioè dovuta all’amianto) correlata. Infine, per i medesimi lavoratori si istituisce un apposito Fondo per l’accompagnamento alla pensione.

Istituito, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il Fondo per le vittime dell’amianto in favore degli eredi delle persone decedute in seguito a malattie legate all’esposizione all’amianto nel corso delle operazioni portuali. Un’ulteriore misura di incremento contributivo è rivolta ai lavoratori del settore della produzione del materiale rotabile, che abbiano prestato la loro attività durante le fasi di bonifica dell’amianto.

Riconosciuto l’accesso alle prestazioni in favore dei malati di mesotelioma anche agli eredi di chi ha contratto questa patologia per esposizione a familiari impiegati nella lavorazione dell’amianto ovvero per esposizione ambientale comprovata e che siano deceduti nel corso del 2015.

 

  • Indennizzi per danno biologico (co. 163-bis)

A decorrere dal 2016 per un triennio, fino al 2018, gli importi degli indennizzi per danno biologico erogati dall’Inail sono rivalutati, con decreto del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, su proposta dello stesso presidente dell’Inail, sulla base dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di impiegati e operai intervenute rispetto all’anno precedente

 

 


 

PREVIDENZA

 

 

  • Intervento per gli esodati (co. 145-154)

Grazie al recupero dei “risparmi” delle altre salvaguardie, previsto un nuovo intervento, il settimo della serie, a favore degli esodati, cioè di chi, non avendo ancora maturato i requisiti richiesti dalla “legge Fornero”, rischia di restare senza pensione e senza stipendio. Garantito l’accesso al trattamento previdenziale con i vecchi requisiti a un massimo di ulteriori 26.300 soggetti, sia individuando nuove categorie di beneficiari, sia incrementando i contingenti di categorie già oggetto di precedenti salvaguardie, attraverso il prolungamento del termine (da 48 a 60 mesi successivi all’entrata in vigore della riforma pensionistica) entro il quale i soggetti devono maturare i vecchi requisiti. Per effetto di tali disposizioni il limite massimo di soggetti salvaguardati viene stabilito a 172.466.

Nella cifra complessiva sono compresi anche coloro che hanno assistito familiari disabili nel 2011 che non erano stati autorizzati al pensionamento perché in esubero rispetto al contingente stabilito nella IV e VI salvaguardia che grazie all’attivazione dei “vasi comunicanti” hanno finalmente il diritto a pensione, si tratta di 3800 persone, non figurano nella legge di stabilità perché la procedura è antecedente, ma rientrano nelle risorse complessive.

  • Personale scolastico: 1.200 pensionamenti per chi ha assistito familiari disabili nel 2011 (IV e VI salvaguradia) (co. 145-bis)

I lavoratori del comparto scuola (docenti e ATA) e AFAM i quali – a seguito dell’attività di monitoraggio relativa agli interventi di salvaguardia e in applicazione del procedimento che riconosce l’applicabilità della salvaguardia anche ai titolari di specifici congedi o permessi per figli con handicap grave eccedenti i limiti numerici posti dalla normativa vigente – abbiano ricevuto la lettera di certificazione del diritto a pensione con decorrenza dal 1° settembre 2015, potranno accedere alla pensione a decorrere dal primo giorno successivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, anche in deroga alle disposizioni vigenti in materia di istruzione e di decorrenza del trattamento pensionistico per il personale del comparto scuola

 

 

  • Pensioni: con il part-time un inizio di flessibilità (co. 157)

I lavoratori dipendenti del settore privato nei tre anni antecedenti la maturazione dei requisiti necessari al pensionamento di vecchiaia potranno concordare con l’azienda un orario ridotto al 50 per cento, mantenendo uno stipendio pari a circa il 65 per cento rispetto a quello percepito fino a quel momento. La scelta del part-time non comporterà nessuna penalizzazione sulla pensione, perché lo Stato si farà carico dei contributi figurativi. Il datore di lavoro, dal suo canto, dovrà corrispondere in busta paga al lavoratore la quota dei contributi riferiti alle ore non prestate, che si trasformeranno quindi in salario netto.

 

  • Nessuna indicizzazione negativa delle pensioni (co. 158-bis 287-288)

Viene esclusa l’applicazione di un’indicizzazione negativa delle prestazioni previdenziali ed assistenziali: viene disposto, infatti, che la percentuale di adeguamento dei relativi importi, corrispondente alla variazione nei prezzi al consumo accertata dall’Istat, non possa essere inferiore a zero.

L’adeguamento per costo vita del 2015, che è stato inferiore alle previsioni, determina un conguaglio negativo: esso viene rinviato al 2017.

Si è ritenuto socialmente insostenibile chiedere ai pensionati la restituzione, anche minima, di una quota della pensione, visto che nel 2016 non ci sarà un aumento per perequazione automatica (infatti la variazione dell’indice Istat che incide sul valore delle pensioni nel 2016 è prevista a zero).

Sono prorogate al 2017 e 2018 le modalità di calcolo degli aumenti per adeguamento al costo della vita previste nella legge di Stabilità 2014.

 

  • Pensionati: più alta la “no tax area” (co. 160-161)

Con un emendamento del Pd, già dal 2016 la soglia di reddito entro la quale i pensionati non versano l’Irpef, la cosiddetta “no tax area”, passa, per chi ha più di 75 anni, dagli attuali 7.750 euro a 8.000 euro. Per chi invece ha meno di questa età di passa da 7.500 a 7.750 euro. Si tratta di una misura che nel complesso coinvolge 6 milioni di pensionati.

 

  • Tolte le penalizzazioni dei trattamenti pensionistici anticipati (co. 161-novies)

Con decorrenza gennaio 2016 verrà garantita la pensione intera a coloro che sono andati in pensione di anzianità con meno di 62 anni nel triennio 2012-2014. Viene cancellata quindi la penalizzazione per il futuro, ma  non ci sarà rimborso della penalizzazione già subita.

  • Monitoraggio per “opzione donna” (co. 155)

Previsto un monitoraggio annuale del numero di lavoratrici e delle risorse utilizzate per la cosiddetta “opzione donna”, che permette alle lavoratrici l’accesso al trattamento pensionistico anticipato in presenza di un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e di un’età pari o superiore a 57 anni e 3 mesi per le dipendenti e a 58 anni e 3 mesi per le autonome, a condizione che optino per il calcolo contributivo integrale, ferma restando la maturazione di questi requisiti entro il 31.12.15. L’obiettivo è quello di prolungare la sperimentazione oltre il 31 dicembre 2015, nel caso in cui si realizzino dei risparmi di risorse. Prevista la trasmissione, entro il 30 settembre di ogni anno, di una relazione alle Camere, da parte del Governo, sulla base dei dati rilevati dall’Inps.

 

 

 

 

2018-01-24T09:27:06+00:00 31 dicembre 2015|Lavoro, Nazionale|