Omicidio stradale: una battaglia di giustizia

“Non si fa mai abbastanza per evitare anche un solo incidente sulle nostre strade, è un dovere morale prima che politico ridurre gli incidenti e aumentare la sicurezza, è l’unico modo, concreto, che abbiamo per rispondere al dolore e alle giuste richieste dei familiari delle vittime della strada, che nonostante la positiva riduzione degli ultimi anni restano sempre troppe e con numeri spaventosi”. A dirlo è stato Erasmo D’Angelis, sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, a San Bonifacio, giovedì 23 gennaio, dove circa 500 persone, presso il Teatro Centrale, attendevano una risposta politica alla grande mobilitazione di Verona in favore dell’istituzione del reato di omicidio stradale.

Un serata piena di emozione. La commozione di fronte alla forza della madre di Enrico, uno dei giovanissimi che hanno perso la vita nell’incidente di Arcole dello scorso novembre, intervenuta per chiedere giustizia. Non vendetta. Ma la giusta pena per chi si macchia di questi crimini. “Ci sarà anche l’introduzione della fattispecie di omicidio stradale – ci ha detto il sottosegretario – una battaglia di giustizia, adeguatezza della pena e come deterrente contro comportamenti pericolosi. La strada è tracciata e abbiamo accolto positivamente anche la recente apertura del Ministero della Giustizia, era l’impegno che mancava. Nel nuovo Codice della Strada porremo fine a quanto accade oggi e cioè che possa essere resa la patente a chi commette il reato prima della sentenza definitiva”.

Giovedì ho visto il volto di una politica in grado di ascoltare e dare risposte. La dimostrazione, secondo me, che petizioni e raccolte firme non sono qualcosa di distinto dalla politica. Una risposta, in questo caso, necessaria e giusta, che comprende la certezza della pena e la rapidità del processo. Ci siamo impegnati di fronte a tutti i presenti ad arrivare ad una riforma del Codice della strada entro il prossimo 10 novembre, quando ricorrerà un anno dalla morte di Anna, Michel, Enrico e Nico. Una scommessa importante condivisa dallo stesso sottosegretario. Una scommessa ancora più importante se si osservano i dati: “Negli ultimi 12 anni – ci dice D’Angelis – per incidenti stradali in Italia sono morte 63.941 persone, come se fosse scomparsa una città come Siena, con 3.918.352 feriti e invalidi, quanto una metropoli come Roma. Per questo stiamo correndo”.

Un nuovo Codice, più chiaro, leggibile, diffuso anche nelle scuole: diritti e doveri precisi per tutti coloro che vanno in strada, maggiore responsabilizzazione di chi guida e inasprimento delle pene per chi provoca incidenti mortali guidando sotto effetto di alcool o droghe. Appuntamento a giugno, quindi, con il nuovo articolato alla Camera, poi, spediti, verso l’approvazione.

*foto pubblicate su gentile concessione di Manuel Soso

2014-01-26T12:47:42+00:00 26 gennaio 2014|In Parlamento, Nazionale, Verona|