Dopo il commissariamento di Fuortes si può ricominciare a scrivere un’altra pagina per l’arena di Verona, il cui destino (piano di risanamento della legge Bray o liquidazione) è legato alla situazione economica che il Commissario accerterà, ma anche dalla capacità di reazione e dalla risposta della città di Verona.  Questa l’istantanea sulla Fondazione arena. Siamo soddisfatti della replica del ministro Franceschini al termine delle audizioni congiunte di camera e senato dedicate alla fondazione arena.

Concordiamo con l’impianto del ministro  che ha delineato un quadro molto rigoroso e che abbiamo sempre sostenuto in sede locale e contestato all’attuale gestione Tosi.

Franceschini ha sostenuto di credere fermamente nel rilancio dell’arena, ma con alcuni presupposti fondamentali: di conti in ordine, di efficienza di gestione e di trasparenza.

Sottolineiamo -con il ministro – le ingenti risorse che lo stato destina alla lirica, (sostenuto come nessun altro settore dello spettacolo dal vivo): 180 milioni con il Fus, 150 milioni con la legge Bray. Ma soprattutto accogliamo l’appello alla città e alle forze economiche: di sentire l’arena parte del proprio patrimonio e quindi di sostenere economicamente  con l’aiuto dall’art bonus, strumento attuato dal governo che  prevede lo sgravio del 65% a chi investe in cultura. Come altrettanto rilevante è l’invito, a nostro avviso passaggio obbligato per il futuro della fondazione, alla collaborazione attraverso coproduzioni artistiche con la Fenice di Venezia. Il ministro ha preannunciato che nella riforma del Fus il nuovo meccanismo prevederà penalizzazioni ovvero incentivi per chi collabora con le altre fondazioni per fare sistema.

Particolarmente interessante per noi  è la recentissima nota Anac del 28 aprile scorso. L’autorità guidata dal dottor Raffaele Cantone ha eccepito un conflitto di interessi palese da parte di Francesco Girondini che non poteva contemporaneamente ricoprire gli incarichi di sovrintendente e amministratore unico di Fondazione arena Extra. Il partito democratico lo aveva sempre sostenuto : prova ne sia l’esposto dell’allora consigliere provinciale Zardini sulle anomalie di Arena extra,  fascicolo archiviato dalla procura di Verona.

Concludiamo che le puntuali critiche politiche e sui profili economici e giuridici rivolte in questi anni dal partito democratico all’indirizzo dell’amministrazione Tosi trovano finalmente risposte di verità e giustizia nell’azione del governo, attraverso l’azione del commissariamento e dell’autorità nazionale anticorruzione. Un’operazione trasparenza che -dagli incarichi ai conti- è pure una premessa necessaria per far ripartire la Fondazione Arena su basi corrette e solide.

Alessia Rotta

Diego Zardini